Strolippo?
E' il nome che da piccolo
davo al tulipano.


Questo spazio è una pila di fogli
bianchi alla mia mercè.
Tutti i disegni e i testi pubblicati
sono miei, potete incollarli
dove volete purchè falsifichiate
la mia firma.





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Questo blog è nato
a febbraio del 2006,
a giugno è morto
per mano di Skeleton
ma per il potere di
Greyskull è subito risorto.

* post mortem




canta con strolippo
grammy (sito russo
per scaricare mp3
liberamente)

epitonic (legal mp3
free download)




Due chiacchere con te
mi farebbero piacere,
quindi, se ti va, scrivimi.
Proporsi perditempo.



Con te siamo a *loading* visite,
più le 1744 che son finite
in medicine alla merda che
mi ha cancellato il blog.








giovedì, 15 maggio 2008
 

strolippo | 17:00 | commenti (19)


sabato, 10 maggio 2008
 

Energumeno sveglia.

Due chupiti e un'ambulanza, grazie.
(Babi)


Gli obiettivi della serata erano due: lo schiaffo del soldato a Maccio Capatonda e mungere una canna a Daniele Silvestri. Obiettivi pienamente mancati perchè mentre il primo non si scollava mai dalla donnina che aveva appresso, il secondo se ne stava seduto sui gradini alti di una scala interna al locale, canticchiando "Sali no, sali no, fino a quando io avrò terminato di farmi 'sta canna."
Sono popolari ma il popolo non lo cagano di pezza.
   
    Cinico: «A che ora devi essere in ufficio?»
    Strolippo: «Alle sette.»
    Cinico: «Minchia, sono le quattro.»
    Strolippo: «Tranquillo, ce la faccio.»

Semplicemente non devo sdraiarmi. Chi si sdraia è perduto. Tanto non sentirei la sveglia neanche se me la applicassi a un orecchio con lo scotch; l'unica cosa che potrebbe svegliarmi è un energumeno che mi tira su per il pigiama e mi scrolla come un albero di ciliege.
No, non mi devo sdraiare, mi farò una doccia e metterò su il caffè. Tre ore passano in fretta.

    Capo: «Sono le dieci e trentaquattro, giustificazioni?»


strolippo | 11:43 | commenti (18)


giovedì, 01 maggio 2008
 

Have a nice trip.

Come mai oggi hai messo gli occhiali?
Ho preso un trip, ma sai, sono miope...



Albert Hofmann, lo scienziato svizzero che ha scoperto le proprietà allucinogene dell'LSD - sperimentandolo su se stesso e facendosi viaggi che manco Doctor Who - ha tirato il gambino alla veneranda età di 102 anni.
Poi dicono che la droga fa male.
Il piccolo grande chimico fece le sua scoperta nel 1943. Venticinque anni dopo, orde di tricofili nudi come vermi correvano sui prati in preda a visioni celesti.
A lui si devono la Multipla e gran parte delle canzoni dei Pink Floyd, dei Talking Heads, dei Doors, dei Devo e poi dei Beatles, di Jimi Hendrix , dei Led Zeppelin e di Strolippo; solo per citarne alcuni.
Alla domanda: "La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?" lui rispose: "Marzullo, io le devo tutto."
Al funerale saremo presenti tutti, con ombrelli di farfalle e il nostro drago da riporto.

strolippo | 13:38 | commenti (20)


lunedì, 28 aprile 2008
 

Piantala con 'sti bonghi.



La salma è la virtù dei morti.



Nei giorni scorsi Anna Falchi ha dichiarato di non riuscire a trovare uomini in grado di reggere i suoi ritmi tra le lenzuola.
Ci risponde un sessuologo di fama internazionale, già cattedra alla Sorbona, l'esimio professore Andreij Petrojev:
Professore, cosa ne pensa?
«Bè, intanto vorrei ricordare alla signora Falchi che ha sposato Ricucci, non Sting, e ritengo inoltre che quella di suonare i bongos durante l'amplesso sia una fantasia piuttosto bizzarra.»
Quindi è lei ad avere dei problemi...
«Certamente ha paura di invecchiare. Il suo è un patetico tentativo di farsi largo tra centinaia di veline sotto i vent'anni pronte a tutto pur di sfondare. E' un comportamento comune nelle donne di spettacolo sul viale del tramonto.»
Con l'aiuto del silicone...
«Certamente. Il silicone, a differenza sua, non è biodegradabile.»

Anna-FalchiLa riesumazione del corpo della showgirl, quindici anni dopo la sepoltura.

strolippo | 23:00 | commenti (16)


mercoledì, 16 aprile 2008
 

C'è porta a porta apposta per te.



Quando avrò qualcosa da dire, allora ascolterai.


Lettera aperta agli italiani che attribuiscono la propria ottusità agli errori di uno schieramento politico anziché ai propri cromosomi.

Lettera aperta a mio nonno che non ha votato Berlusconi perchè ha paura di non ottenere la pensione di guerra che aspetta di ricevere da sessant'anni anni e della quale in effetti non ha diritto perchè non era in prima linea ma prova a farglielo capire tu ad un novantenne genovese.

Lettera aperta a mio fratello che s'è ritirato da scuola perchè dice che è pesante e c'è troppo da studiare e anche se prendeva sette e mezzo di greco senza aprire il libro e la sua professoressa dice che non vedeva una penna come la sua dal '59 resta comunque troppo impegnativo e noi sappiamo quanto sia difficile impegnarsi a quindici anni con una fetta di figa che ti occlude il cervelletto.

Lettera aperta a mia madre che sta per andare in pensione e si caga addosso perchè teme che Berlusconi cambi di nuovo le carte in tavola mantenendola in un limbo infernale che la costringerà a leggersi altri sedici legal thriller durante l'orario di lavoro.

Lettera aperta a mio padre che sta per andare in pensione e si caga addosso perchè teme che Berlusconi cambi di nuovo le carte in tavola mantenendolo in un limbo infernale da cui neanche una fetta di figa lo potrà salvare.
strolippo | 05:33 | commenti (24)


giovedì, 10 aprile 2008
 

Non è un Martini a fare un intellettuale,
piuttosto il contrario.




Alcuni pensano che vivere fuori dal caos della città sia molto più salutare e stimolante, soprattutto se si svolge un'attività creativa.
Io sto bene solo quando esco di casa e tram e macchine e persone mi precedono il passo. Amo avere la sensazione di vivere in seno a qualcosa di imprevedibile, di qualcosa che varia continuamente.
«Capisce dottore?»
«Certo, lei ha bisogno di confusione per stimolare la necessità di un equilibrio interiore.»
In realtà mi faccio di gente. La gente mi stimola. La gente è diuretica.
È come quando vedo un bel film e mi immedesimo nel protagonista; nei successivi venti minuti mi muovo e penso come lui. Resto cosciente di me, ma allo stesso tempo sperimento un altro modo di essere, che potrebbe essere quello giusto.
«Capisce dottore?»
«Certo, lei ha bisogno di un confronto per stimolare la necessità di una propria personalità.»
In realtà mi faccio di storie. Le storie sono droghe, le storie sconvolgono.
È come quando leggo un bel libro e mi immagino il protagonista; mano a mano che la sua personalità emerge, anche la sua figura si fa più dettagliata e a un certo punto ce l'hai lì, un po' in basso a destra, che ti guarda e ti chiede se vuoi farti una birra con lui.
«Capisce dottore?»
«Certo, le prescrivo del Lithium.»
strolippo | 18:04 | commenti (15)


lunedì, 07 aprile 2008
 

MiArtPrendete gli anni sessanta, metteteli in un frullatore, aggiungete un po' di silicone, un po' di vinile, una manciata di bulloni e una telecamera. Versate poi il MiArt 2008 in una ciotola e guardate il vostro cane rifiutarlo.
Nel primo padiglione - sezione anteprima - lo sconforto sopraggiunge quasi subito. La Strolippa mi guarda con occhi di cerbiatta ferita: «Ora torno a casa, cago su una tela e poi, cospargendola circolarmente con una spatola, torno e mi vendo come erede di Manzoni.»
Il concetto è il solito ed è espresso in modo sublime nel poster giallo che mi porto a casa: Art is everywhere, even in art galleries. Ma il bello è soggettivo e l'unico giudizio che conta è quello del pubblico. Io e altri tre individui siamo una porzione di pubblico del tutto eterogenea, dal momento che abbiamo gusti diversi e veniamo da esperienze artistiche diverse; un campione del tutto credibile, e tutti e quattro della stessa opinione. Opinione confermata poi dal docente di Brera che trovi stanco morto vicino all'uscita di sicurezza: Non ci sono idee. A parte quattro o cinque autori (due italiani, ndr) a risollevarne le sorti in zona Cesarini, questo MiArt mi ha dato l'impressione di non sapere - o di sapere troppo bene - che la cosiddetta libertà d'espressione è una bufala cavalcata da chiappe furbe. Perchè si, si è detto quasi tutto ma la mia galleria la devo pur riempire e quindi il primo che mi arriva con qualcosa che mi ricorda qualcos'altro, che fu bello, lo prendo e me lo appendo in cameretta, tanto ci sono le nuove leve, ignoranti di ciò che già c'è stato. E qui ti sbagli, perchè per quanto ignori, una stanza buia con una tizia nel proiettore che si tira una ciocca di capelli e ti guarda fisso per dieci minuti fa venir voglia di riavere i soldi indietro, non pensi di aver visto qualcosa di originale, chè se non lo sai Fuori Orario va in onda da anni. Poi mi vengano a spiegare che non ho capito il concetto. L'unica cosa che capisco è che i mezzi si sono moltiplicati ma le idee, le storie da raccontare, sono rimaste indietro o non ci sono affatto.
Allora corro affannosamente a cercare anche solo un ritratto, uno qualsiasi con una tecnica qualsiasi, a raccontarmi un ricordo d'infanzia o semplicemente un momento della vita di qualcuno che potrebbe benissimo essere il mio. Ma incontro Mondrian, Boccioni e Fontana, o meglio, i loro cloni.
O si copia o si cerca di esprimere con un cerchione e un guanto di gomma la sega mentale che il nostro psicologo c'ha tirato fuori.
Meno male la scultura, che con legno e acciaio ha dato qualcosa in più. Hitler e Mao bambini infondono un'ambigua tenerezza, così come la culla di acciaio con fucili ai suoi lati a mo' di navicella, e poi ancora l'attualità in cera di una zingara accasciata a chieder l'elemosina ci riporta con i piedi per terra. Almeno sono emozioni. Poi ti lasci stupire dai cinesi, schiacciati dal regime trovano la forza di esprimere una denuncia neanche troppo celata dalle delicate decorazioni a tinte alternate delle loro opere, e pensi che forse in occidente stiamo ancora troppo bene, così liberi di farsi di materia da avere l'illusione di benessere, di felicità. E aggrappati alla materia ci applichiamo in essa, con l'educazione tecnica della scuola media, tralasciando il messaggio, dimenticandoci di quello che volevamo dire perchè lo abbiamo comprato già detto.
È l'era tecnologica, materiale. La poesia? Forse è li sotto che cerca di uscire.
strolippo | 23:18 | commenti (8)


giovedì, 03 aprile 2008
 

Draw For Dummies #1

Stanchi di disegnare solo casette, umanoidi a stanghetta o timidi personaggetti che escono dal tavolo?
Con il metodo Tilli Placcov imparerai a disegnare! A cosa ti serve? A rimorchiare.
Il metodo - che ho partorito mentre guardavo Dottor House - concerne nel disegnare con l'ausilio di segni convenzionali accessibili a tutti, come le lettere dell'alfabeto. Il metodo Tilli Placcov in particolare è funzionale allo studio della testa umana messa di profilo.
Carta e penna alla mano, pronti, via.

Metodo-Tilli-Placcov























Visto? Avete disegnato una testa (credibile) senza saper disegnare, usando solo le lettere O, T, V, C, L, L, L, C, P, A, I, I.
Se poi anagrammandole vi viene fuori qualcosa di meglio di Tilli Placcov, bè, complimenti.
strolippo | 17:07 | commenti (28)


sabato, 29 marzo 2008
 

Due piani per venticinque stanze da letto, una band che suona un grintoso quanto ritrito Rock'n'Roll e alcune ragazze telemicrofonate che girano tra i corridoi a raccogliere umori e sensazioni. Mi ricordo tutto a un tratto di essere nella puntata numero zero del nuovo programma di un nuovo interessante personaggio col quale sto lavorando. In un qualsiasi altro condominio ci avrebbero presi a manganellate sulle gengive, ma lì no, anzi, le inquiline del piano di sotto si sono presentate vestite a festa con bottiglie di vino in mano, salvandoci dalla depressione di un tavolo coperto dai vuoti.
Tre donnette che quando sono entrato mi hanno squadrato e subito etichettato come troppo maturo, tre minuti dopo erano al capezzale strolippico a versargli Nebbiolo d'Alba, perchè se un produttore ti presenta come un suo autore allora sei un autore, capite? Non importa quello che hai o non hai fatto. Lo sei. Ma dannazione, io non lo sapevo, e ora dovrò darmi un tono.
E' stupefacente constatare la mutevolezza del giudizio. La Strolippa (mi) teneva a distanza (da) le sgallettate e io, guadagnata la finestra, sorseggiavo risate con il caro G, già creativo di Mtv, che mi illustrava i nuovi sentieri della musica elettronica. Io non amo il genere, sono rockettaro dentro, pensai, finchè non diedi un'occhiata ai musicisti. Sembravano i cloni di mio padre: stesse camicie, stessi capelli, stessi foulard e stessi stivaletti ma quarant'anni di meno. Ok, ammetto che nell'elettronica forse qualcosa di più originale c'è, ma Rock'n'Roll will never die, fatevene una ragione. G sorride, brindiamo, finisco il vino e prendo la Vodka. All'angolo della stanza un tizio di Padova dalla mandibola a mo' di grondaia mi insegna cinque modi per bere senza mani, dall'altro lato l'amico cameraman sudato marcio mi ricorda che domani sera c'è la sua festa e che non posso mancare, davanti a me la Strolippa mi ricorda con fare palermitano che abbiamo una casa e che vuole raggiungerla al più presto.
Solo tre giorni fa mi sarei protratto e bevuto l'imbevibile abbracciato a qualche sconosciuto, poi avrei salutato l'alba con fare ciondolante e svegliandomi il giorno dopo avrei pensato che non avrei combinato niente di importante nella vita. Ora però sono un autore, cazzo ho fatto lo zompo, ora posso andare a casa presto e farmi un insalata con il seitan, stravaccarmi sul divano e far addormentare la mia bella e poi leggere e ascoltare musica e guardare molti film pensando che Hey! Prima era un passatempo, ma ora sto lavorando!
strolippo | 15:33 | commenti (15)


sabato, 15 marzo 2008
 

strolippo | 13:20 | commenti (12)


venerdì, 14 marzo 2008
 

Ti amo giardinetto.

Io sinceramente mi dispiace per i bambini africani che muoiono di fame, ma invitali pure nel tuo di giardinetto.
Io sinceramente mi dispiace che a Napoli abbiamo il problema della spazzatura, ma comincia a metterci il tuo di giardinetto.
Io sinceramente mi dispiace che in Medio Oriente ci si ammazza quotidianamente, ma perchè dovrei darti il mio giardinetto?
Io sinceramente mi dispiace che i vicini di casa si squartano, ma io nel mio giardinetto ci voglio silenzio.
strolippo | 01:31 | commenti (13)


giovedì, 06 marzo 2008
 

La Fée Absinte














Ma 'sti cazzi.

strolippo | 23:53 | commenti (36)
 

Ringrazio sinceramente e senza alcuna ironia Carolaalmercato che mi ha dato modo di pormi un ulteriore domanda.
strolippo | 21:23 | commenti (15)


mercoledì, 27 febbraio 2008
 

Il mago.


Piove a dirotto, non ho più un soldo e ho un numero dall'altra parte della città, così trascino il mio baule alla fermata del 18, dall’altro lato di quella ragazza romena accanto alla quale prima o poi morirò in pace. Ora però me ne starò qui seduto in fondo al tram, alla sinistra di un arabo che ha la testa appoggiata al finestrino sudicio.

Nel retro del locale di Anton c'è una gran puzza di piscio. Spingo il baule fino al camerino, davanti a quelle quattro lampadine stanche di darmi luce. Io non faccio grandi numeri, faccio i classici: Le carte, i fiori e l'oggetto che sparisce sotto il fazzoletto. Poi ci sarebbe quel maledetto dono del diavolo, quello che mi condanna a una morte troppo ricca di ricordi per una vita come la mia: il dono di vedere la vita della gente, di tradurre le loro paure mentre spingono fuori dalle loro facce così diverse dalla mia. Nelle facce chiuse degli stranieri come nelle bocche aperte dei neonati.
Da bambino volevo essere un grande mago che fa i suoi numeri davanti a un grande pubblico. Le mani che mi applaudono ora sono mani capaci di uccidere, mani che stringono bicchieri di rhum e cosce di donne albanesi, mani fredde come i ferri che le incatenano.
Come il tizio con la barba rossiccia che mi smiccia ogni volta, insieme al suo compare. Vorrebbero uccidermi per il gusto di togliere di mezzo un altro perdente nato su questa terra, ma io faccio il mio numero con le carte, e anche se loro sono scorze di muro e hanno visto tutto, ancora non si spiegano come faccia a indovinare la figura che hanno in mano, e questo per un po’ mi tiene in vita.
Al tizio con il cappotto nero seduto in fondo alla sala piacciono giovani, non sa che quella che ha in braccio è più grande e più furba di quanto lui creda e che dopo averlo rapinato lo accoltellerà nel cesso di casa sua, forse tra due, tre ore. Ma io non posso dirglielo, non devo, non mi crederebbe e rischierei di farmi ammazzare; sono arrivato a settant’anni  per miracolo, è tardi ma comincio a credere ad una vecchiaia dignitosa, ad un conto alla rovescia in alta definizione.

Anton, da dietro quel bancone non ami tua moglie nello stesso istante in cui un agente di commercio si fa legare e dire da lei quello che tu hai accumulato in trent’anni di silenzi. Tuo figlio l'ha capito abbastanza in tempo per costruirsi un futuro del quale non farai mai parte, perchè stai lì in piedi, a versare un altro rhum messo in conto, e quel conto è la somma di quello che sei.
Non posso più guardare, non riesco ad andare avanti, ho il fiato corto e ormai sto per finire, manca la sparizione, ho bisogno di un oggetto di valore.

«Chi mi da un oggetto di valore? Qualcosa a cui tenete, coraggio signori, non abbiate paura, va bene qualsiasi cosa, vi prometto che la riavrete».

Vanno bene anche le vostre anime di robot prefabbricati, lubrificati e levigati con petrolio greggio, salvati dal baratro per i capelli e lasciati naufraghi in fango e sterco. Potete lasciare tutto sul tavolo, io lo farò sparire e sparirò a mia volta. Ma non adesso. Adesso è tutto acceso e da qui sopra posso guardarvi dentro senza farvi male. Da qui comando io fino alla fine del mio numero, prima che l'ultimo 18 mi lasci seduto sul mio culo.

«Lei signorina… Il suo portamonete? Bene, venga, non abbia paura, forza. Un applauso alla signorina! Bene signori, fate molta attenzione, conterò fino a tre e a quel punto il portamonete della signorina sarà sparito. Pronti? Uno... Due... Tre! Voilà! Grazie signori, grazie! grazie! Arrivederci  a sabato prossimo!»

Non si preoccupi signorina, il suo portamonete è sotto il tavolino. E mi dispiace che suo padre stia con una figlia più bionda di lei e più brava con il pianoforte.
Sono l’inutilità di legger disgrazie comuni ad esseri sconosciuti senza dar loro le risposte che cercano.  Condannato ad esser cura per il cancro in mano di assassini; ti dirò cose che non sai ma saperlo da me non ti salverà.
E ora spegni, che voglio stare al buio, lascio il ponte di una nave che non porta in nessun porto.

C'è ancora quell'arabo sul tram, nella stessa posizione. Ha perso tutto, e non ha neanche sigarette. Eppure è innegabilmente vivo, respira lentamente come faceva da bambino nel suo letto ad Algeri. Puoi anche sognarlo ma non ci tornerai, non stanotte. Stanotte resti qui e mi dai un motivo per tornare a casa.

strolippo | 15:52 | commenti (13)


sabato, 16 febbraio 2008
 

Nacquere lordi.

L'ultima volta che mi sono visto gli addominali non c'era ancora "Chi l'ha visto".
Diciamoci la verità, Strolippo non è (più) il secco protagonista dell'header, né tantomeno il superfigo delle foto su Flickr. Quello era uno Strolippo. Lo Strolippo moderno è alto un metro e ottantatrè per novantaquattro chili e mezzo, che sommati ai sei etti di cacchio fanno novantacinque e cento. Lascio? Lasci.
Nella mia famiglia non si sono mai registrati casi di obesità. Mio padre scampò il militare mettendosi di profilo alla visita medica e mia madre, beh, mia madre aveva un fisico da copertina, prima di partorirmi. Quando venni al mondo ero quattro chili e otto etti. Lei quarantotto, merda e tutto. A parto concluso mia nonna chiese all'ostetrica cosa fosse il liquido rossastro con le occhiaie sparso sulla barella. Quindi era scritto che diventassi il massello che sono. Quindi è colpa di mia madre.
Cosa non si inventano le donne per attirare l'attenzione; c'è pure un programma alla tv che ti fa assistere in diretta e nel dettaglio al miracolo della nascita.
Pare che sempre più future madri scelgano il parto cesareo, perchè sarebbe più sicuro e meno doloroso. In effetti fare uscire un melone da un buco grosso come una noce [cit.] non dev'essere 'na passeggiata de salute.
Ieri sera toccava a Rosemary Jane dal Texas, e io che me ne stavo sul divano con le Dixie formato famiglia (30 cent da Pracchi), appurai con piacere che il piccolo George sarebbe nato col metodo della nonna. Il seguito devo ammettere che si stava facendo interessante.
Rosemary Jane se ne stava lì sul lettino a iperventilarsi e spingere, un po' come quando fumi il crack seduto sul vater, mentre Bill, suo marito, sudava come un maiale alla corsa dei sacchi.
Qualche istante dopo, con sei Dixie in bocca e il forte desiderio di veder filare tutto liscio, vidi uscire la testa, la parte più grande e più dolorosa. Credo sia qui che le mamme si convincano di essere le padrone assolute del suo contenuto. Io sono immobile con la mano gelida nel sacchetto, ed ecco le spalle, dove con ogni probabilità il piccolo George, appena compiuti sedici anni, si tatuerà un'aquila che sembrerà un fagiano. A questo punto uno che sembra Gandalf il bianco con la barba rifatta sfila via George e lo solleva tenendolo per i piedi, lo schiaffeggia sul culo e ride compiaciuto. Ridono tutti tranne Bill che è a terra svenuto. George piange come se un cobra gli avesse morso il batacchio, è nudo, sudato e sporco di sangue come lo sarebbe uno stupratore nano. Ha la faccia di quello che gli hai davvero rotto le palle, vorrebbe un Placenta Cocktail con oliva e scorza di limone, altro che Rosemary Jane del Texas e fottuto Bill. Sta ridendo anche lo psicologo.
Le Dixie sono quasi finite e stanno posando George sulle enormi tette di Rosemary Jane. Ha smesso di piangere. Bill è rinvenuto ed è felice di vedere che George sta bene. Pesa quattro chili e cento, il suo ometto, e non vede l'ora di portarlo a caccia di negri ricchioni. Quello che non sa è che sarà solo un paffuto texano con una fagiano sulla spalla.

george-e-bill-a-caccia























strolippo | 17:47 | commenti (40)


martedì, 12 febbraio 2008
 

Ho un nuovo tatuaggio. E' il simbolo della libertà e della conoscenza, della comunicazione, della comunione e della vicinanza. Della ricerca di Dio e dell'illuminazione. E dell'azzeramento, dell'oscuro presagio e della richiesta d'aiuto. Ma dell'inizio di una nuova civiltà, della sua bandiera e del suo confine. E della sua guerra e della guerra degli altri. E ancora di un'altra fine, e di un nuovo inizio. Ma mi sto solo giustificando.
strolippo | 01:40 | commenti (38)


martedì, 05 febbraio 2008
 

Tre racconti con ombra di morale.



Naghiri naghiri, meglio Campari che moriri.
(A. Rovere)






Primo secondo terzi.

Nacque a Lentini ma correva veloce, più veloce degli altri. In tutte le gare arrivava primo ma non se n'era mai accorto. Infatti era così ansioso che correva con la testa girata indietro per assicurarsi che gli avversari non lo superassero, quindi, a gara finita, non poteva asserire con certezza di averla vinta. Certo, c'erano i giudici a stabilirlo, e il pubblico, e la moglie e la mamma sugli spalti, tutti quanti, ma non lui. Era primo secondo terzi, e la cosa lo faceva soffrire. Così, non riuscendo più a sopportare il peso di questo fardello, alla gara di Quarto si impose di guardare avanti. Finì quinto, e morì d'infarto.

Il tizio con tre nasi.
il tizio con tre nasi prende posto in metrò tutti i giorni intorno alle sette. Apre il giornale alla pagina dell'economia, poi da un'occhiata alla cultura, infine lo ripiega e si addormenta. Dorme sereno finchè non si sveglia, poco prima della sua fermata. Si alza, si stiracchia, e quando il metrò si ferma, il tizio con tre nasi scende, e scompare tra la folla.

Solo e senza meta.
Era solo come solo un uomo può essere, ed era solo da sempre.
Finalmente un giorno incontrò una donna, la corteggiò, e dopo un po' di tempo la convinse a seguirlo. Quando furono a metà strada lei gli chiese dove stessero andando, lui la guardò senza risponderle. Lei pensò di aver fatto una domanda stupida, pensò che doveva fidarsi di lui e che lui avrebbe sempre saputo cosa fare e che l'avrebbe amata e protetta per sempre. La verità è che lui non lo sapeva affatto.



Quale di questi tre racconti ti è piaciuto di più?

a) Primo secondo terzi.
b) Il tizio con tre nasi.
c) Solo e senza meta.
d) Tutti.
e) Cos'ha fatto il Genoa?

Quale di questi tre racconti non hai capito?

a) Primo secondo terzi.
b) Il tizio con tre nasi.
c) Solo e senza meta.
d) Tutti.
e) Ha perso.

strolippo | 23:41 | commenti (27)


giovedì, 31 gennaio 2008
 

   Ripasso l'inglese che tra un po' vado in Irlanda.
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strolippo | 02:02 | commenti (28)


martedì, 29 gennaio 2008
 

Hanno rapito l'Umberta. Non hanno chiesto il riscatto.
Era legata a una grossa catena. Hanno preso anche quella.
Ho visto il vuoto uscendo di casa, sotto il lampione all'altro lato della strada, e attraversando senza guardare non ho creduto ai miei occhi. Niente più Umberta. Maledetti.
E allora, camminando a naso basso e mani in tasca, cercavo di razionalizzare e pensavo a lei in mani sporche, sporche di sangue e asfalto. Lei nelle mani sudate di un bieco mercante con la barba ingiallita, e puzza di piscio e pelle e pozzanghere sotto le sue ruote bianche. E mi veniva da piangere a pensarla sola, chè con me stava bene, non le mancava niente.
Così, camminando trovai un ferramenta. Hanno i tronchesi grossi, quelli. Certo, potrei comprarne uno e con la notte a favore rapire una bicicletta anch'io. Ma no, non sono così io. Io ho dalla mia il buon senso, e sono fortunato, non ho bisogno di rubare. Ma non mi erigo a Dio con l'arroganza del perdono, faccio piuttosto nido nel Karma, che non mente. Ho fatto il pieno di scemi e di scemenze e tiro dritto per la mia strada, chè nessuno ti regala niente.


Post scriptum del 30 01.
Certo che se ne sentono di stronzate sul farsi passare il singhiozzo.

strolippo | 13:09 | commenti (18)


venerdì, 18 gennaio 2008
 

Almanacco strolippico del giorno adesso #3

Politica.
Gli unici sigilli che Mastella guarderà d'ora in poi, sono quelli sulla porta di casa.

Politica 2.
Gnosi e fede non sono compatibili, eppure hanno entrambi un Martini in mano.

Economia.
Eliminata agli ottavi dalla Mongolia, l'Italia arretra al 64° 
posto nella classifica dei paesi con minore libertà economica.

Salute.
Il ministro Livia Turco ha detto che la ricerca deve promuovere nuove e più efficaci terapie e metodologie d'assistenza, al fine di migliorare la qualità della vita delle persone.
Promessi nuovi fondi già dal 2037.

Costume.
Con lo slip non puoi barare.

Cultura.
Dal 19 gennaio fino al 2 febbraio, presso tutti i negozi Fnac d'Italia, potrete assistere alla presentazione del libro rivelazione dell'anno "Donne eccoci qui" del duo italo-iberico
Larro Tino e Hombre Layo.

strolippo | 01:46 | commenti (16)